Tumore al fegato, in Sicilia risultati incoraggianti per le cure
Ricerca congiunta tra Palermo e Londra
Il fegato è un organo fondamentale del nostro corpo e svolge funzioni cruciali come la trasformazione delle sostanze nel sangue (metabolismo) e la produzione di bile. Il tumore del fegato rappresenta il quinto tumore più frequente nel mondo. In Italia, nel 2023 sono stati registrati circa 12.200 nuovi casi di tumori primari del fegato, con una frequenza doppia negli uomini rispetto alle donne. Dopo il cancro ai polmoni si presenta come una delle neoplasie più silenti ma anche fatali, con una sopravvivenza a cinque anni che si attesta intorno al 14-22%.
Gli specialisti distinguono tra fattori di rischio non modificabili – ovvero età, genere, malattie genetiche – e modificabili, come l’infezione cronica da virus dell’epatite B e C, il consumo di alcol, l’obesità e il diabete mellito. Individuare l’opzione terapeutica migliore per garantire la buona qualità di vita e la sopravvivenza nei pazienti affetti tumore del fegato, caratterizzato da un’estrema aggressività e da una progressione rapida e inizialmente silenziosa, è stato l’obiettivo di un importante studio, pubblicato su Jama Oncology, una delle riviste più prestigiose nel campo dell’oncologia a livello mondiale, coordinato dai professori Ciro Celsa, Calogero Cammà e Giuseppe Cabibbo del Policlinico di Palermo e da David Pinato dell’Imperial College di Londra.
Questo studio rappresenta un cambio di paradigma nel modo di valutare i trattamenti oncologici. “Mentre tradizionalmente gli studi oncologici si concentrano principalmente sulla sopravvivenza dei pazienti – spiegano gli specialisti palermitani – questo team ha deciso di guardare oltre, integrando un elemento fondamentale ma spesso trascurato: la qualità di vita dei pazienti durante il trattamento”. I ricercatori hanno studiato oltre seimila pazienti, confrontando diverse terapie disponibili per il trattamento dell’epatocarcinoma avanzato, con l’’obiettivo di capire quale trattamento offrisse il miglior equilibrio tra prolungamento della vita e mantenimento di una buona qualità di vita.
“I risultati dello studio sono stati chiari e incoraggianti- continuano -: la combinazione di due farmaci immunoterapici, atezolizumab e bevacizumab, si è dimostrata superiore a tutti gli altri trattamenti analizzati. Questa terapia combinata ha mostrato le migliori performance in diversi aspetti cruciali riportati dai pazienti. Ma l’aspetto più significativo emerso dalla ricerca è che questa combinazione terapeutica non solo preserva meglio la qualità di vita, ma allo stesso tempo offre anche i migliori risultati in termini di sopravvivenza globale”. I ricercatori hanno dimostrato che è possibile e necessario considerare simultaneamente l’efficacia del trattamento e il suo impatto sulla vita quotidiana dei pazienti. Non si tratta più solo di prolungare la vita a ogni costo, ma di farlo preservando la dignità e il benessere del paziente. Per chi affronta una diagnosi di epatocarcinoma avanzato, sapere che esiste un trattamento che può offrire sia più tempo sia una migliore qualità di vita rappresenta una speranza concreta.
Fonte: siciliaweb.it
























