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Medicina predittiva per il fegato. Progetto con algoritmo in Friuli Venezia Giulia

"Dati medici del passato a disposizione di pazienti del futuro, anonimizzati, quindi nel rispetto della privacy dei pazienti, che serviranno a sviluppare nuove soluzioni clinico-preventive e clinico-predittive per la salute futura dei cittadini".

È il 'tesoretto' descritto da Shai Misan, responsabile dell'Insiel, composto dai dati medici e clinici di circa cinquemila pazienti con malattie al fegato degli ultimi anni, che andranno in dote alla Fondazione italiana fegato, in un progetto pilota per creare una piattaforma per il controllo delle malattie croniche del fegato. L'obiettivo, spiegano Decio Ripandelli, direttore della Fondazione, e Diego Antonini, direttori dell'Insiel, società informatica in house della Regione Friuli Venezia Giulia, è arrivare a un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di individuare i casi in cui il decorso della malattia può aggravarsi in maniera più acuta, prima che ciò avvenga.

"La realizzazione di questo progetto- continua Misan- potrebbe portare a un enorme risparmio, parliamo di un potenziale di due miliardi di euro, così come una facilitazione nell'accesso e nella gestione della patologia per il paziente, e una facilità e una fluidità della gestione del medico curante". Cinquemila pazienti è solo l'inizio perché Insiel e Fondazione italiana fegato puntano di acquisire un ulteriore 'data set' di 10mila pazienti nei prossimi dieci anni, ma l'accuratezza già raggiunta della previsione sull'andamento della patologia arriva al 90% dopo 5 anni, spiega il direttore scientifico della Fondazione, Claudio Tribelli.

E aggiunge: "E' evidente che questo studio pilota va validato, con i 10-15mila records che noi utilizzeremo, ma soprattutto con un periodo di osservazione molto lungo, di 15 anni. Si tratta quindi di un modo di mettere a sistema competenze diverse, quella della Regione, proprietaria dei dati, dell'Insiel come capacità di calcolo, e della Fondazione italiana fegato, perché il nostro ultimo cliente -il paziente- ne abbia beneficio, e si risparmi denaro soprattutto in un momento in cui le risorse economiche vengono focalizzate, per esempio, sulla pandemia", conclude.

Secondo il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, "uno dei principali errori compiuti dalla sanità pubblica negli ultimi decenni è stato quello di non aver posto tra le priorità la prevenzione, che invece, come stiamo imparando anche dall'esperienza della pandemia, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per attutire l'impatto clinico di quelle patologie il cui decorso- conclude- potrebbe essere bloccato sul nascere da una serie di indicazioni basate sullo studio dei dati e sulla ricerca". 

Fonte: Salute Domani

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