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“Le insidie nel trapianto di fegato”: intervista a Renato Romagnoli

Abbiamo conversato con il Dott. Renato Romagnoli, Coordinatore del Centro Regionale Trapianti del Piemonte e della Valle d’Aosta, e uno dei massimi esperti di trapianto al fegato nel mondo. Ci ha parlato della vocazione trapiantologica del Piemonte e come stanno cambiando le insidie su questa parte della medicina. Ecco l’intervista completa.

Dott. Romagnoli, partiamo da una piccola panoramica sulla situazione della regione sui trapianti. Nell’ultimo anno, in particolare, ci sono delle province più colpite in questo senso? Perché i numeri negli ultimi anni sembrano essere importanti…

La vocazione trapiantologica della Regione Piemonte è una tradizione ormai molto consolidata che nel 2025 ha visto i numeri più alti di sempre. In Piemonte sono stati eseguiti ben più di 550 trapianti di organo, di cui quasi 500 nella Città della Salute e della Scienza di Torino. Questo piazza la Regione Piemonte sul podio italiano, superata solo da Regione Lombardia e Regione Veneto che sono comunque regioni più popolate rispetto al Piemonte.

E ci sono delle fasce d’età che hanno usufruito maggiormente del trapianto?

In Regione Piemonte vengono trapiantati pazienti di tutte le età: ci sono programmi pediatrici, ci sono programmi per pazienti adulti e c’è stata recentemente, ed è sempre più in corso, un’estensione dei limiti di età per poter accedere ai trapianti. Oggi si può accedere a un trapianto di rene anche per pazienti che hanno più di 80 anni, a un trapianto di fegato per pazienti che hanno più di 70 anni e per il trapianto di polmone anche la barriera dei 60 anni è stata ampiamente superata. Quindi si coprono tutte le età e questo è un grande merito dei programmi piemontesi.

A questo proposito, quali sono gli organi che sono stati più trapiantati in regione?

Come in tutto il mondo, l’attività trapiantologica principale è quella del trapianto di rene, che è quella che ha anche la maggior necessità. Ci sono più pazienti in lista: pensi che adesso in Piemonte ci sono più di 600 pazienti in lista per un trapianto di rene. Come numeri segue il fegato che, per l’incidenza delle malattie, per l’importanza dell’organo nell’equilibrio dell’organismo e per il tipo di patologie che lo colpiscono, richiede sempre di più un organo per guarire la malattia. Dopodiché vengono numericamente il cuore e i polmoni, mentre una piccola quota riguarda il trapianto di pancreas.

Un’ultima cosa sulla questione dei trapianti: il fegato. Quanta comunicazione e prevenzione è importante fare per evitare di arrivare al trapianto?

Le epatiti virali oggi sono fortunatamente in netta diminuzione. La vaccinazione contro l’epatite B in Italia è riuscita quasi a sconfiggere la malattia; abbiamo ancora pazienti che arrivano dall’estero, soprattutto dall’est europeo, ma sono ormai una piccola parte. L’epatite C oggi è stata curata e guarita nella grandissima parte dei casi grazie ai nuovi farmaci antivirali.

E allora a che cosa si deve?

L’attuale epidemia riguarda invece le malattie da un lato alcol-correlate e dall’altro quelle legate al dismetabolismo, cioè la “malattia del benessere” arrivata dall’America che si chiama steatoepatite non alcolica (fegato grasso). Questa può degenerare in cirrosi e in cancro del fegato, ma è una patologia grandemente prevenibile con un corretto stile di vita: il controllo del peso, del diabete e una buona attività fisica sono i caposaldi per evitare questa malattia oggi sempre più prevalente.

Abbiamo parlato di numeri importanti della regione, in particolare della Città della Salute. Avete previsto degli obiettivi per i prossimi anni o per questo anno in particolare?

Gli obiettivi sono sicuramente quelli di mantenere, consolidare ed espandere ulteriormente i volumi di attività, ma anche, dal punto di vista tecnologico, aumentare l’offerta ai pazienti. Parlo dei trapianti dei bambini piccoli, dei programmi di donazione d’organo da vivente e dell’utilizzo di nuove tecnologie, anche robotiche, per eseguire i prelievi e i trapianti.

E poi?

Parlo inoltre di un allargamento ulteriore ai trapianti combinati che oggi, soprattutto in pazienti giovani, sono sempre più richiesti. Per fare un esempio, il trapianto in blocco cuore-fegato è un programma che abbiamo lanciato in questi ultimi due anni col Professor Rinaldi della cardiochirurgia, che va a soddisfare una richiesta di salute sempre più grande a livello italiano.

In questo senso, parlando di comunicazione, un progetto come “Molinette Incontra” come può aiutare?

Sicuramente può aiutare a rinsaldare i contatti tra società civile e ospedale, per fare in modo che le persone, quando entrano in ospedale, si sentano accolte e conoscano la struttura già prima di averne bisogno. Questo è l’obiettivo che ci siamo posti: farci conoscere come parte attiva della città che può aiutare, un elemento di cura, supporto e solidarietà che non va vissuto con paura o timore.

Fonte: zipnews.it


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