Infettato dalla trasfusione e beffato «Stato e Regione non pagano più»
La protesta di Maurizio, rimasto disabile e ammalato di epatite: «Non so come vivere»
MOGLIANO (Treviso) La sfortuna si è accanita spesso contro di lui, ma ora che vi si aggiunge l’ingiustizia non è più disposto a tacere. È invalido al 75%, non trova lavoro, e soffre di epatite C contratta a causa di una trasfusione, eppure lo Stato fatica a saldare il risarcimento cui Maurizio Vianello, 50enne di Mogliano, avrebbe diritto per legge. Perché Maurizio è una delle vittime della pagina più buia della sanità italiana, lo scandalo degli emoderivati infetti scoppiato negli anni ‘90. Sacche di plasma contaminato, soprattutto da Hiv ed epatite, messe in commercio senza controlli da case farmaceutiche nel decennio precedente, usate poi negli ospedali. Decine di migliaia di casi accertati, 1.300 solo in Veneto. Aveva bisogno di quel sangue, Maurizio: nel 1989 ebbe un terribile incidente con il suo motorino, che fu travolto da un’auto lungo il Terraglio. Ad appena 25 anni, lesioni gravissime alle gambe lo costrinsero a muoversi per sempre con le stampelle. Proprio dall’intervento cui si sottopose arrivò la seconda mazzata: una delle trasfusioni conteneva il virus dell’epatite C. Maurizio lo scoprì solo dopo un paio d’anni e come tutte le vittime dello scandalo (almeno quelle che nel frattempo non sono morte a causa della «svista») intraprese un’azione giudiziaria, che, dopo otto anni di battaglia giudiziaria, gli ha consentito di ottenere un indennizzo.
In base alla legge 210, le vittime di patologie da trasfusione hanno diritto ad un rimborso permanente. Per il 50enne un risarcimento bimestrale di 1.550 euro, poco più di 700 euro al mese. Questa somma, cui si vanno ad aggiungere 290 euro mensili di invalidità, avrebbe consentito a Maurizio di vivere dignitosamente con circa mille euro al mese. Ma i problemi sono iniziati subito. «I pagamenti dei primi due mesi dell’anno non si vedono mai, arrivano a dicembre, se arrivano – racconta – come si fa a vivere con l’incertezza? Sono soldi che ti permettono di andare avanti». Ma il peggio è arrivato quest’anno. «Oltre al consueto ritardo di gennaio-febbraio, nel 2015, per la prima volta, è saltata anche la rata di agosto-settembre. Dagli uffici regionali ci hanno detto che non si sa quando giungeranno, dipende dal ministero della Salute».
La legge 210 ha infatti delegato alle Regioni il compito di pagare i rimborsi, ma con fondi dello Stato. Funzionava così fino al 2011, quando i trasferimenti furono bloccati, addirittura aboliti come capitolo di spesa dal governo Monti. Palazzo Balbi da allora ha sempre anticipato le somme in attesa di un rimborso. Finché nel 2014 la Conferenza delle Regioni ha stabilito che lo Stato deve accollarsi questo onere. Insomma, niente più anticipi da Venezia. Nel frattempo i ritardi diventano cronici. «Ma le spese di ogni giorno non aspettano, e sono tante per chi non riesce a lavorare – conclude amaro Maurizio –. Tagliano i fondi alla sanità, e a rimetterci è chi ha avuto la sfortuna di essere operato in quegli anni maledetti».
Fonte: corrieredelveneto.corriere.it
























