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Il supporto psicologico al paziente dopo il trapianto di fegato

Al trapianto di fegato si arriva per una serie di motivazioni, molte delle quali correlate a stili di vita non sani e non corretti, o di patologie metaboliche.

Pensiamo agli abusi di sostanze alcoliche e/o stupefacenti o a condizioni critiche come l’obesità.

Siamo di fronte a uno scenario nel quale il paziente necessita di un supporto psicologico, se non addirittura psichiatrico in virtù del pregresso patologico che si portano dietro.

Una situazione che rende indispensabile anche un percorso di accompagnamento lungo tutto il follow up

La persona che arriva al trapianto non può essere lasciata sola, né sotto il profilo medico né sotto quello psicologico, in particolare quando dovessero verificarsi momenti di crisi o complicazioni post-intervento che, senza volerlo, potrebbero riattivare i comportamenti non sani che il paziente manifestava prima dell’operazione.

Pur, per così dire, cambiando una parte di sé, la persona che si sottopone a un trapianto di fegato rimane la stessa.

Per questo è fondamentale un supporto psicologico per gestire problematiche e atteggiamenti che potrebbero compromettere un qualcosa che rappresenta un dono tutt’altro che scontato: il frutto della sensibilità e della solidarietà che deve essere distribuito con correttezza ed equità. Ecco cos’è il nuovo organo. 

Ai pazienti trapiantati di fegato viene richiesto di collaborare al massimo per far sì che il dono preziosissimo che hanno ricevuto rimanga tale per più tempo possibile.

Un percorso che, inevitabilmente, passa per la cura di sé e per l’attenzione a stili di vita sani. Come una corretta attività sportiva.

Fonte: Epateam

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