Epatite C dopo le autotrasfusioni: AVIS interviene sul caso

Il presidente Nazionale, Gianpietro Briola, commenta quanto avvenuto nei giorni scorsi in provincia di Venezia: «Procedure non etiche e uso sconsiderato della medicina e delle sue applicazioni. Questo succede quando si preferiscono intrugli magici e non ci si fida della scienza»
I fatti avvenuti a Venezia sono panzane empiriche per creduloni. Le trasfusioni a uso clinico, quindi controllate seguendo i criteri di massima garanzia e qualità, sono sicure e non comportano rischi di malattie. I pazienti possono continuare a curarsi con i prodotti ematici frutto delle donazioni anonime, generose, volontarie e responsabili».
Non usa mezzi termini il presidente di AVIS Nazionale, Gianpietro Briola, commentando a Donatorih24.com il caso segnalato dall’agenzia Ansa di alcune persone che, dopo essersi sottoposte ad autotrasfusioni di sangue in ambulatorio, hanno contratto il virus dell’epatite C (a questo link l’articolo completo). Nello specifico, il caso è avvenuto a Dolo, un comune nel Veneziano, a seguito del quale i pubblici ministeri hanno iscritto nel registro degli indagati il dottor Ennio Caggiano.
L’accusa sarebbe di epidemia per la presunta violazione delle norme che regolano le trasfusioni. Tutto è nato da una segnalazione dell’ospedale dove, in poche settimane, si sono presentate decine di pazienti positivi al virus. Tutti, dopo le prime ricostruzioni, sono risultati in cura dallo stesso medico, Caggiano appunto: da qui la segnalazione alla magistratura. In base a quanto riportato dall’Ansa e ripreso anche da Donatorih24.com, i pazienti hanno riferito che il sangue autotrasfuso in ambulatorio sarebbe stato alterato con sostanze non ben identificate.
«La vicenda ha ancora lati oscuri da inquadrare e chiarire – prosegue Briola – ma certo pone interrogativi inquietanti circa l’uso delle terapie e l’utilizzo non etico della medicina e delle sue possibilità e applicazioni. Da un lato abbiamo un sedicente medico che, attraverso pratiche non certo scientifiche e approvate, vendeva terapie di nessun valore e di assoluto rischio. Dall’altro lato ci sono i pazienti che ancora si fidano di magici intrugli, cercano scorciatoie, si illudono e poco si fidano della scienza, alla ricerca di alternative improbabili e certo non credibili».
Fonte: avis.it
























