Dipendenze: dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un database sulle sostanze d’abuso (ad accesso libero)

Nel gergo tecnico, abbiamo mutuato un vocabolo inglese: repository. Nella pratica, si traduce in un database di informazioni: più o meno liberamente accessibili. Tutto ciò che occorre sapere sulle sostanze d’abuso – oltre 450 quelle catalogate – l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha svelato rendendo accessibile un archivio digitale contenente tutti i rapporti tecnici e le informazioni necessarie a chi si occupa di dipendenze da sostanze.
Uno strumento per aiutare a (ri)conoscere le potenziali conseguenze per la salute
L’ampio cassetto di informazioni altro non è che il frutto del lavoro condotto dal Comitato di esperti sulle tossicodipendenze (Ecdd), che da anni conducono un lavoro importante tanto per gli operatori sanitari quanto per i responsabili politici: fornendo informazioni esaustive, ma soprattutto aggiornate, sulle caratteristiche di ogni singola sostanza, i limiti da non superare e i possibili rischi per la salute pubblica.
L’obiettivo, come si legge in una nota stampa, è quello di “migliorare la condivisione delle informazioni con gli operatori sanitari e altri esperti coinvolti nell’affrontare i problemi della droga in tutto il mondo: facendo crescere la consapevolezza sui danni e sulla dipendenza dalle sostanze d’abuso”.
Un aspetto chiave per poi ottenere una maggiore attuazione di risposte efficaci a livello di sanità pubblica: dall’individuazione dei consumatori a rischio al trattamento dell’overdose e di tutte le altre potenziali conseguenze per la salute.
In Italia 128 nuove droghe scoperte in un anno
Il settore, d’altra parte, è in piena evoluzione. Anche nel nostro Paese, dove tra il 2021 e il 2022 il sistema di allerta precoce del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato 128 nuove sostanze stupefacenti.
Sostanze appartenenti soprattutto alla classe dei catinoni, degli oppioidi sintetici e dei cannabinoidi. A cui si aggiungono quelle “classiche”.
Informazioni che, integrate con quelle provenienti direttamente dal territorio (strutture di emergenza, comunità terapeutiche, organizzazioni del privato sociale) forniscono un’osservazione oggettiva (sul campo) dei consumatori di sostanze psicoattive o stupefacenti. “Un lavoro indispensabile a tutela della salute – dichiara Simona Pichini, responsabile dell’unità di farmatossicologia dell’Istituto Superiore di Sanità -. Individuare nuovi composti psicoattivi non presenti nell’elenco delle sostanze stupefacenti significa prendere misure di sicurezza per prevenire intossicazioni e decessi, causati direttamente dalle stesse o da prodotti che le contengono”.
Fonte: aboutpharma.com
























