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Cosa succede al fegato con dosaggi sbagliati dei farmaci

Effetti collaterali, spesso anche gravi, come le epatiti acute che possono portare persino al trapianto. Se vi stavate chiedendo cosa succede al fegato con dosaggi sbagliati dei farmaci, la risposta è questa. Qualsiasi medicinale, infatti, se inutile con un dosaggio molto basso, può diventare tossico se assunto in quantità eccessive. Se ne è parlato in occasione dell’ultimo congresso della SIF (la Società italiana di farmacologia), sottolineando come non solo il medico, ma lo stesso paziente, debbano essere consapevoli di cosa potrebbe capitare se non si rispettano le indicazioni esatte.


Generalmente, il caso a cui si fa riferimento riguarda il paracetamolo, che viene utilizzato come antifebbrile e analgesico. Proprio un suo sovradosaggio può generare, a livello epatico, le complicanze a cui abbiamo fatto accenno in apertura. Anche perché il principio attivo è presente in tanti prodotti, quindi il rischio involontario di assumerne in quantità superiori al necessario è molto elevato. Ecco allora che diventa sempre più importante leggere il contenuto del farmaco che c’è in casa, evitando di cambiare: i generici diversi che sono in circolazione, infatti, non provocano effetti di chissà che tipo, ma cambiano eccipienti e confezioni con conseguente rischio di prendere più volte la stessa pasticca e arrivare a un iper-dosaggio.


Per far sì che questo non avvenga è bene anche evitare la cosiddetta “duplicazione della cura”, vale a dire assumere due prodotti che hanno lo stesso principio attivo: aggiornare l’elenco di cosa si sta utilizzando e presentarlo al momento della visita medica è consigliabile così come evitare di ricominciare a prendere, in totale autonomia, medicinali già prescritti in passato.


Se si vuole sapere cosa succede al fegato con dosaggi sbagliati dei farmaci, poi, è bene ricordare che l’insufficienza epatica acuta (ALF) indotta da paracetamolo (APAP) è una delle forme più diffuse nei Paesi occidentali. Uno studio del King’s College Hospital di Londra e pubblicato sul Journal of Hepatology, infatti, ha sviluppato nuovi modelli predittivi impiegando microRNA nella APAP-ALF, in quanto i modelli prognostici convenzionali, che utilizzano marcatori di danno epatico e insufficienza d’organo per predire la mortalità, mancano di sensibilità.


La ricerca ha coinvolto 194 pazienti con insufficienza epatica acuta generata da paracetamolo e in coloro in cui si sono generati livelli più elevati di microRNA si è verificata una maggiore rigenerazione epatica che li ha resi meno propensi a necessitare del trapianto. I singoli microRNA, infatti, conferiscono un valore prognostico limitato quando utilizzati singolarmente, mentre quando incorporati all’interno di modelli di previsione che combinano parametri clinici e microRNA ne aumentano la loro utilità clinica.


Uno studio che permette di compiere un passo avanti nell’identificazione del trattamento più appropriato per ogni singolo pazienteL’insufficienza epatica acuta è infatti una condizione in cui vi non vi è tempo da perdere per considerare il paziente per un trapianto di fegato o attendere una spontanea risoluzione del danno epatico acuto.


Fonte: epateam.org


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