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Con la cannabis contro il dolore

Questo weekend a Toronto il Treating Yourself Expo

Sa bene quali siano le difficoltà che qualcuno che vuole usare la cannabis a scopo terapeutico deve affrontare, perché prima di dare vita a un evento in loro favore e di fondare una rivista sull’argomento, Marco Renda è stato uno di loro. Gli ci sono voluti tre anni e una battaglia legale che è finita sulle prime pagine di tutto il Canada per ottenere quel permesso che gli permette di usare la cannabis per contrastare gli effetti dovuti all’epatite C.
Non soddisfatto dall’aver risolto la propria situazione, Renda ha deciso di iniziare a fare qualcosa anche per aiutare altre persone che si trovavano nella sua stessa situazione. Che sono molte, racconta.

«A oggi circa seimila canadesi hanno il permesso per usare legalmente la cannabis a scopo terapeutico, ma ci sono un milione di persone nel nostro Paese che ne fanno uso - dice - Non un decimo, e nemmeno un centesimo: è la metà dell’uno per cento a poterlo fare legalmente». Per questo ha dato vita alla rivista Treating Yourself e quest’anno, per la seconda volta, ha organizzato in centro a Toronto una fiera sull’uso terapeutico della marijuana con ospiti internazionali. Non ci si aspetti un gruppo di “stonati”, dice subito: «Ci saranno medici che con i loro studi hanno provato scientificamente quanto la cannabis può aiutare». Sia la rivista che il Treating Yourself Expo si rivolgono a persone che vogliono usare la cannabis per mitigare o gli effetti di malattie come epatite, Hiv, cancro o sclerosi multipla, oppure gli effetti collaterali dei farmaci che i pazienti prendono per cambatterle. «Alcuni pazienti - aggiunge - preferiscono usare la cannabis al posto di pericolose droghe come l’Oxycontin e il Percoset, due narcotici fortissimi».

Per meglio spiegare la differenza tra il primo e la cannabis, Renda nota come ci siano persone che perdono la vita a causa di un’overdose dovuta a un farmaco come l’Oxycontin, perché non si rendono conto quanto sia forte e quanta dipendenza diano queste droghe: «L’Oxycontin non è molto diverso dall’eroina», attacca. Dall’altro lato, nessuno è mai morto per un’overdose di cannabis: «Per farlo se ne dovrebbe mangiare una o due tonnellate e non siamo mucche, non c’è verso che un essere umano riesca a farlo».

Chi andrà alla manifestazione in programma questo fine settimana al Toronto Metro Convention Centre non si deve aspettare neanche una pletora di fumatori, «perché fumare, di qualsiasi cosa si tratti, non è sano» e ci sono molti altri modi per introdurre la cannabis nel proprio corpo, dal cibo ad oli e ai vaporizzatori, che trasformano l’esperienza in qualcosa di «simile all’aromaterapia».

Da ultimo, non ci aspetti qualcuno “in botta”. «Le persone si preoccupano per il senso di euforia, ma il corpo di chi usa cannabis a scopo terapeutico sviluppa presto un senso di tolleranza, così che non ci sia nessun effetto psicoattivo sul paziente - spiega Renda - Alla fine è come assumere un qualsiasi altro farmaco».

Parlando in base alla sua esperienza, Renda ricorda come sia stata la cannabis ad aiutarlo a stare meglio: «Mi ha restituito l’appetito e mi ha aiutato a sbarazzarmi della dipendenza dalla cocaina».

A causa di quest’ultima, fu difficile per lui riuscire a ottenere il permesso per consumare legalmente cannabis a scopo terapeutico e ancora oggi, seppure per motivi diversi, sono molti - «ricevo due-tre dozzine di chiamate alla settimana» - quanti continuano a incontrare difficoltà per ottenere la licenza necessaria.

È difficile, spiega, perché il primo passo è convincere il medico di famiglia a firmare i moduli di Health Canada, «ma i medici non vogliono trovarsi nella posizione di fare da guardiani». Anche nel caso in cui il medico decida di firmare, poi, Health Canada può intervenire per ridurre la quantità prescritta dal medico. «Come può Health Canada dettare a un dottore quale sia il dosaggio quando non hanno fatto alcuno studio, da quando Health Canada chiama un medico per dirgli di smetterla di prescrivere tutto quel Percoset?», incalza.

Controllo di qualità

«Ho provato la cannabis coltivata dal governo a Flin Flon (Manitoba, ndr) e quindi mi posso eprimere in merito: forniscono ai pazienti solo una tipologia e non si tratta solo dei boccioli, ma di tutta la pianta dalla base in su, quindi anche foglie e rami», attacca Renda. Al di là di questo, nonostante le oltre 60 diverse tipologie di cannabis attualmente esistenti, non viene offerta alcuna scelta al paziente, continua: «È come andare in farmacia e sentirsi dire che c’è una sola pillola per ogni malattia invece di migliaia di farmaci diversi». Una situazione che lui non ha senso, «visto che ognuno ha un metabolismo diverso: come può Health Canada dire “eccovi l’unica tipologia disponibile, non c’è altro”? - incalza - È una situazione che non ha senso, che non funziona e posso dirlo perché ho provato quello che Health Canada offre ed è spazzatura - non la classificherei come farmaco».

La lettera verdastra: c’è un pregiudizio nei confronti della cannabis

«Si tratta di molte cose diverse, dei lobbisti, dell’industria della cellulosa e della carta, del settore tessile», dice. Per molto tempo la pianta è stata usata per scopi diversi, racconta Renda, perfino per l’originale bandiera americana. «All’epoca era illegale non coltivare la canapa, era il governo che spingeva per la produzione perché veniva usata per cose come corde e altro durante la guerra». Il proibizionismo è un frutto degli anni ’30, un po’ come l’alcol. La differenza, spiega, è che i politici si trovano alle prese con le compagnie farmaceutiche, che non vogliono perdere un giro di affari.

Fonte: corriere.com

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