Sanità: più attenzione sull'epatite, appello di pazienti e scienziati
più ricerca e prevenzione, sostegno ad associazioni di volontariato
Roma, 18 mag. (Adnkronos Salute) –
Riconoscere le epatiti B e C come problema di salute pubblica e inserirle nei progetti previsti dal Piano nazionale della prevenzione e nei programmi del Centro di controllo delle malattie del ministero della Salute. Sono solo alcune delle richieste formulate questa mattina a Roma, durante il convegno 'Epatiti Summit 2010. Un'emergenza sommersa: opinioni e strategie a confronto', organizzato da associazioni di pazienti e mondo scientifico.
Tra le altre proposte: stanziamento di risorse mirate a rafforzare le attività di prevenzione, come vigilanza sulle strutture che praticano piercing e tatuaggi; offerta di vaccinazione anti-epatite B agli immigrati provenienti da Paesi a rischio (Est europeo, Russia, Cina, bacino Sud Mediterraneo), ai conviventi di portatori del virus B, a tossicodipendenti e detenuti; promozione della diagnosi precoce nelle persone a rischio di essere state infettate; creazione di registri di notifica sulle nuove diagnosi e sulla mortalità da epatiti virali croniche; più ricerca e sostegno alle associazioni di volontariato che aiutano pazienti e familiari.
Un'analisi del problema è stata realizzata, poi, nel documento di indirizzo 'Epatiti: un'emergenza sommersa', nato dalla collaborazione tra tutte le organizzazioni promotrici del convegno, per suscitare nella popolazione, nella classe medica e nell'autorità sanitaria la coscienza di un problema generalmente trascurato. "Il documento - ha spiegato Mario Rizzetto, direttore della Divisione di gastroepatologia all'ospedale Molinette di Torino - è nato dall'esigenza di fare luce sugli aspetti più critici della prevenzione e della gestione delle infezioni da Hbv e Hcv, per identificare gli strumenti utili a correggere e migliorare il controllo di quello che è un vero e proprio problema ad elevato impatto, che tuttavia ha sinora ricevuto scarsa attenzione nei piani di politica sanitaria e di supporto alla ricerca scientifica. La lotta a malattie infettive meno rilevanti da un punto di vista numerico, ma di grande effetto emotivo e mediatico come l'Aids, che provoca in Italia circa 200 decessi l'anno a fronte dei circa 10.000 attribuibili alle epatiti, può contare su un dispiegamento di forze decisamente più imponente", ha concluso.
Fonte: Sav/Adnkronos Salute