Sangue infetto, la procura apre un'inchiesta «Negli anni 90' 120 mila persone contagiate»

La denuncia dell'ex Comitato delle vittime: quattromila morti ma nessuna condanna. Fermi i risarcimenti previsti dal 2007


ROMA - Dalla prima inchiesta, all'inizio degli anni '90, non si è mai arrivati a nessuna condanna. E dal 2007, quando è stata varata la legge, i risarcimenti sono rimasti lettera morta. Sono queste e due questioni al centro di una denuncia presentata dall' ex «Comitato vittime sangue infetto», oggi associazione «I.T.M. New Day - Insieme a tutela del malato», alla procura di Roma, che ha aperto un fascicolo modello 45, cioè senza ipotesi di reato né indagati.

«QUATTROMILA PERSONE DECEDUTE» - Secondo gli autori della denuncia, la «diffusione tramite emoderivati o immunoglobuline di virus quali epatite C, Hiv e Hcv» avrebbe colpito centinaia di migliaia di italiani: 120 mila, quattromila dei quali già morti. L'epatite C sarebbe stata contratta da 14 mila pazienti tramite dialisi, da 11 mila attraverso i trapianti e da 75 mila con le trasfusioni di sangue. Il procuratore aggiunto Leonardo Frisani, a capo del pool di magistrati che si occupano di malasanità, ha affidato ai carabinieri del Nas il compito di accertare per quali ragioni l'iter burocratico dei risarcimenti si è arenato. Inoltre la procura ha in programma l'audizione di alcuni testimoni e nei prossimi giorni disporrà una consulenza medico-legale.

VICENDA PRIMI ANNI '90 - La prima inchiesta sul plasma contaminato era stata avviata a Trento e poi trasferita a Napoli. Ma «nessuno a oggi è stato condannato - si sostiene nell'esposto - nonostante sulla base dei documenti e degli accertamenti si sia scoperto che sono coinvolti esponenti politici, dirigenti, funzionari ministeriali e case farmaceutiche». Nell'esposto si ricorda anche la morte di un sottufficiale dell'Esercito ucciso nel '95 mentre stava conducendo una sua personale inchiesta sul sangue infetto. Il sospetto è che il maresciallo sarebbe stato eliminato perché aveva scoperto che le Forze Armate «erano state invase da emoderivati ad alto rischio per la salute pubblica dei militari».

L.D.G.

Fonte: roma.corriere.it