Colangite biliare primitiva: rafforzare la medicina di base e la consapevolezza per migliorare la diagnosi precoce

Uno o due anni. È il tempo medio che intercorre tra la comparsa dei sintomi della colangite biliare primitiva (Pbc) e la diagnosi effettiva secondo uno studio condotto in diversi centri italiani. Un periodo di incertezza durante il quale le persone si sottopongono a numerose visite specialistiche, anche di secondo e terzo livello, prima di arrivare alla corretta identificazione della malattia.

Un dato che secondo Barbara Coco, dirigente medico presso l’unità di epatologia dell’azienda ospedaliero-universitaria pisana “evidenzia quanto sia importante aumentare la consapevolezza sulla colangite biliare primitiva e sui suoi sintomi caratteristici”.

“La Pbc colpisce prevalentemente le donne e si manifesta spesso nel periodo post-menopausale” spiega in una videointervista rilasciata ad AboutPharma. “Uno dei problemi principali è che sintomi come la stanchezza sono estremamente aspecifici e possono essere attribuiti a numerose altre condizioni, motivo per cui non sempre ricevono l’attenzione che meriterebbero. Anche il prurito, soprattutto nelle fasi iniziali, può indurre a sospettare un problema di natura dermatologica piuttosto che epatica”.

Il percorso diagnostico

Il quadro sintomatologico aspecifico (e spesso paucisintomatico) della Pbc fa sì, quindi, che la diagnosi non sia semplice. I sintomi possono essere fuorvianti e indurre i pazienti a rivolgersi a dermatologi, reumatologi o altri specialisti, allungando i tempi di identificazione della malattia. Il primo passo verso il corretto riconoscimento è quasi sempre rappresentato dagli esami del sangue, eseguiti di routine o per altri motivi, dai quali il medico può riscontrare un’alterazione degli enzimi epatici.

“Il primo livello di screening dovrebbe partire dal medico di medicina generale”, sottolinea Coco. “Per questo è fondamentale continuare a diffondere la consapevolezza sull’importanza di alcuni esami di laboratorio, in particolare la fosfatasi alcalina e la gamma-GT, insieme alle transaminasi, che fanno parte degli esami di routine”.

In presenza di alterazioni di questi enzimi si attiva un percorso diagnostico di secondo livello, che include la ricerca degli anticorpi anti-mitocondrio, che può portare alla conferma della diagnosi. Accanto al medico di medicina generale, anche reumatologi ed endocrinologi hanno un ruolo importante nella gestione della colangite biliare primitiva, dato il possibile legame con altre malattie autoimmuni.

Accettare la malattia

Se il percorso che porta al riconoscimento della malattia può essere lungo e complesso, non meno impattante è la fase successiva, in cui i pazienti devono affrontare l’accettazione della malattia.

“La diagnosi di una malattia cronica non viene quasi mai accolta positivamente, soprattutto all’inizio”, commenta Coco. “Per il paziente significa confrontarsi con l’idea di una condizione che lo accompagnerà nel tempo e che richiederà controlli e cure continuative”.

Un aspetto che spesso genera particolare difficoltà è l’incertezza sulle cause della malattia, che ancora oggi non sono completamente note. “Questa mancanza di una spiegazione definitiva è spesso difficile da accettare per i pazienti”, continua. “Un dato positivo però è che, nel contesto delle malattie autoimmuni e delle patologie colestatiche del fegato, per la colangite biliare primitiva esistono oggi terapie efficaci e, nella maggior parte dei casi, la prognosi può essere favorevole. Per questo motivo dedichiamo molto tempo a rassicurare i pazienti, spiegando che una diagnosi precoce e una corretta aderenza al trattamento consentono generalmente di controllare bene la malattia e ridurre significativamente il rischio di complicanze”.

Una malattia cronica ma ben controllata

Diagnosi precoce e accesso tempestivo ai trattamenti restano quindi fondamentali per garantire una gestione ottimale della malattia. Per questo, secondo Coco, è necessario rafforzare la sensibilizzazione sul territorio, a partire dalla medicina di base, e al tempo stesso aumentare la consapevolezza sulla colangite biliare primitiva in modo equilibrato, senza generare ansia o paura ingiustificate.

“È importante aumentare la sensibilizzazione sul territorio, anche attraverso il coinvolgimento delle associazioni dei pazienti, per favorire una diagnosi sempre più precoce”, conclude Coco. “Allo stesso tempo, però, il messaggio deve essere rassicurante: si tratta di una malattia cronica, ma che nella maggior parte dei casi può essere ben controllata e gestita nel tempo con le terapie oggi disponibili”.



Fonte: aboutpharma.com