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Utilizzo fondi

Se la raccolta di fondi è sempre una nota dolente per un'associazione medio-piccola come EpaC, l'utilizzo dei fondi è ancora più complesso.

Esiste un palese risvolto etico: centinaia, migliaia di cittadini ci donano una piccola parte del loro denaro, con la speranza che esso sia utilizzato nella maniera migliore.

Ci chiediamo, ogni volta che investiamo denaro in progetti o facciamo acquisti, se questo denaro è speso bene, se poteva essere utilizzato meglio.

La risposta non è mai facile né scontata. Gli obiettivi elencati nel nostro statuto sono la nostra guida principale, ma soprattutto il consenso dei nostri sostenitori e il grado di soddisfazione di coloro che si rivolgono a noi sono spie insostituibili per capire se stiamo sbagliando qualcosa.

In questa sezione pubblichiamo i rendiconti, per far fede alla trasparenza che deve contraddistinguere un'associazione Onlus e per far capire quante cose riusciamo a realizzare con risorse, tutto sommato, molto limitate.

E per chiarire meglio la filosofia con la quale siamo cresciuti, e che ha portato l'Associazione dal nulla ai vertici europei, pubblichiamo integralmente un'intervista che ha rilasciato il Presidente della Onlus nell'ottobre 2007 al prestigioso settimanale no profit VITA

Sig. Gardini,

- Può riassumere qual'è il monte di attività e servizi di cui si occupa l'Associazione in un anno di attività?

Ci occupiamo dal 1999 di fornire counselling gratuito ai pazienti malati di epatite C e ai loro familiari, ma anche a operatori sanitari e cittadini comuni.

Il counselling è di alto profilo, poiché tratta aspetti scientifici, legali, fiscali e civilistici senza trascurare la forte emotività che grava sul paziente da saper gestire con saggezza e delicatezza. L'epatite C, così come la cirrosi, il trapianto di fegato e l'epatocarcinoma danno luogo a numerose domande ma anche situazioni drammatiche che ci obbligano ad avere operatori preparati nel dire la cosa giusta al momento giusto.

Tutto questo implica formare personale altamente specializzato, aggiornarlo e metterlo in condizione di dare il meglio di sè.

Impieghiamo pazienti ed ex-pazienti sapientemente addestrati da professionisti. Il mix e know-how si sono rivelati azzeccati a giudicare dai consensi.

Nel 2006 siamo arrivati a quota 9000 consulenze, ma con il personale a disposizione non riusciamo a fare di più.

Infatti, il counselling non è la sola attività che svolgiamo. Facciamo campagne informative a livello locale e nazionale (TV, radio, articoli stampa, ecc.) elaborazione e distribuzione di materiale informativo, sensibilizzazione istituzionale a tutti i livelli.

Quando abbiamo disponibilità economiche, finanziamo anche attività di ricerca scientifica.

- Gli utili provenienti dal tesseramento in che maniera vengono utilizzati? Vi sono politiche di trasparenza e/o comunicazione specifiche nei confronti degli associati?

Le entrate provenienti dalle libere donazioni di privati sono totalmente reinvestite al 100% nell'attività istituzionale e nel mantenimento della struttura. Ogni anno vengono redatti un bilancio, un riassunto delle attività dell'anno precedente, un piano consuntivo, e un preventivo economico, il tutto inviato e illustrato all'assemblea dei soci. A partire da quest'anno, abbiamo anche un giornaletto cartaceo che ci consentirà di raggiungere tutti i sostenitori (per intenderci coloro che hanno versato anche 5 euro qualche anno fa) ed a fine anno rendiconteremo, nella dovuta sintesi, anche a loro.

- Come si dividono le entrate dell'Associazione tra fondi pubblici, privati e aziende?

I proventi dai nostri soci sostenitori costituiscono spesso il 50% delle entrate, poi le aziende e pochissimo riusciamo a raccogliere dalle istituzioni pubbliche.

- In ordine di priorità, quali sono gli obiettivi che l'Associazione vuole raggiungere durante l'anno e attivando quali risorse – persone, competenze, fondi.

Sotto il profilo economico, il primo obiettivo è quello di raggiungere e possibilmente incrementare le entrate per coprire tutti i costi fissi sostenuti per mantenere inalterata l'attività principale, ovvero il counselling gratuito ai pazienti, familiari e cittadini.

Puntiamo sulla fidelizzazione dei nostri attuali soci-sostenitori, che abbiamo sempre trascurato, allestendo e inviando un notiziario cartaceo periodico. La carta ha sempre il suo fascino, e sin dal primo numero abbiamo capito che la strada era giusta.

Secondariamente, incrementare le entrate dalle aziende che stimano e apprezzano le nostre attività e infine esplorando altri segmenti di potenziali donors sinora inesplorati. Purtroppo i fondi pubblici sono una chimera, per svariati motivi troppo lunghi da spiegare qui.

Sotto il profilo dell'attività istituzionale, intendiamo mantenere tutte le attività informative e di counselling quotidiane, ma intendiamo spostare l'asset anche a livello istituzionale, per sensibilizzare maggiormente sulle problematiche legate alle epatiti quindi, ottenere fondi pubblici, che a nostro modesto parere ci meritiamo perché sappiamo spenderli bene.

- Quali i maggiori costi che dovete affrontare?

In ordine di importanza:
costi del personale, costi affitto delle sedi, costi di stampa e divulgazione materiale e costi amministrativi.

- Riuscite a assumere personale e in quale misura esso si divide tra dipendenti, volontari, stage e altro?

Attualmente, la nostra struttura eroga compensi fissi a tre persone: due persone con contratto a progetto presso la sede di Vimercate, e una terza, sempre contratto a progetto, presso la sede di Roma. Tali persone hanno percentuali di invalidità pari o superiori al 50% e dedicano non meno di 8 ore quotidiane all'attività di loro competenza.

Poi abbiamo 5 referenti regionali (Liguria, Calabria, Sicilia, Trentino, Toscana) che dedicano 3-5 ore settimanali gratuitamente ai quali all'occorrenza rimborsiamo le spese.

Poi abbiamo 3-5 collaboratori fissi ai quali ci rivolgiamo per prestazioni particolari e professionali, spesso gratuite.

Poi abbiamo un numero di circa 10-25 volontari "dormienti" ovvero che si attivano qualora chiediamo un aiuto, se hanno la disponibilità in quel momento.

Infine abbiamo i consulenti specialisti: avvocati, epatologi, gastroenterologi che formano il comitato scientifico e legale: cinque in tutto, ma spesso coinvolgiamo anche altri.

Aggiungo, e ne vado molto fiero, che:

- da almeno 5 anni tutte queste persone non hanno mai abbandonato l'Associazione, sono rimaste tutte al loro posto;
- EpaC Onlus è saldamente in mano ai pazienti, tutto il Consiglio Direttivo è formato da malati con percentuali di invalidità superiori al 50%.

Attualmente non possiamo permetterci l'onere di altri contratti a progetto, men che meno assumere. Sarebbe un rischio.

- Un'associazione come la vostra riesce ad essere economicamente sostenibile?

Sinora lo siamo stati, e ci sono i presupposti per continuare ad esserlo.

- Quali metodologie di fund raising marketing utilizzate? E fino a che punto ritenete che l'utilizzo di strumenti "commerciali" siano coerenti con l'etica del no-profit?

Nulla di particolarmente eclatante. Invio periodico di newsletter dal nostro sito internet e ora anche in formato cartaceo, contattiamo le fondazioni bancarie (dalle quali abbiamo avuto pochissimo riscontro) e tentiamo con le istituzioni pubbliche.

Fortunatamente abbiamo un piccolo gruppo di aziende che vengono in nostro soccorso ogni anno per far quadrare il bilancio.
Il no profit deve essere opportunamente segmentato, poiché esiste un tipo di no-profit che ha raggiunto livelli organizzativi di qualità di contenuti e servizi, di competenze e know-how che le istituzioni pubbliche si sognano di avere: il tutto viene gestito con risorse finanziarie limitatissime, al punto che i manager di aziende pubbliche avrebbero molto da imparare dagli amministratori di associazioni medio-piccole.

Il no-profit professionalizzato può piacere o non piacere, ma è una realtà, che soddisfa molta demand, lo fa bene, con garbo, e a basso costo.

Il mio pensiero è che queste associazioni dovrebbero essere individuate e adeguatamente finanziate perché sono un bene inestimabile per la società, e l'uso di strumenti "commerciali" altro non è che la diretta conseguenza di un mancato riconoscimento istituzionale di chi ha lavorato e continua a lavorare bene. D'altra parte non ci sono alternative per chi amministra un'associazione che non può vendere beni o servizi, e bisogna stare al passo con i tempi e competere con alcune associazioni piglia-tutto che hanno brand consolidati, che hanno dei veri e propri uffici marketing al loro interno.

In altre parole, sarebbe tempo di fare entrare in campo la meritocrazia assegnando un riconoscimento economico, e, forse, qualcosa cambierà in meglio. Il 5 x 1000 è certamente un buon punto di partenza e con ampi margini di miglioramento.

- Gli investimenti in termini di comunicazione (presenza sui media, quali?) sono per voi significative e in quale modalità? A livello no-profit le scelte sono molto diverse...

Noi spendiamo pochissimo per questi investimenti, perché la nostra informazione è di alta qualità, è una comunicazione socialmente utile, e pretendiamo spazi gratuiti nei media che spesso arrivano. Parlo di attività istituzionale.

Se si tratta di comunicazione per attirare donors, non abbiamo i fondi per affrontare certe spese, quindi il problema non ce lo poniamo neppure.

- In conclusione, ritenete che EPAC costituisca un modello economico-finanziario esemplificativo ed esportabile di gestione di un'associazione no-profit?

Altroché. I punti positivi sono troppi per essere ignorati. Abbiamo un tasso di costi di 15 Euro circa per ogni consulenza gratuita fornita. Sono consulenze di alto profilo, e se un cittadino dovesse rivolgersi privatamente a un medico o avvocato ne spenderebbe 10-20 volte in più spesso per avere le stesse informazioni che noi forniamo gratuitamente.

A questo aggiungiamo il valore delle campagne informative di alto spessore sociale, finanziamenti alla ricerca scientifica, pazienti che guariscono anche grazie al nostro gruppo di auto-aiuto, cittadini che vincono cause legali, indicazioni utili alla sopravvivenza insomma. Inoltre diamo impiego a persone svantaggiate, ma soprattutto chi usufruisce dei nostri servizi informativi è soddisfatto. Solo questo basta e avanza.

Sul grado di soddisfazione, si dovrebbe appoggiare la valutazione di un'Associazione che persegue la propria mission e quest'indicazione deve arrivare dai fruitori del servizio e non dall'Associazione stessa a mò di autocertificazione. I numeri e le autocertificazioni lasciano il tempo che trovano, facciamo parlare gli utenti finali del servizio.

Infine un pensiero sulla struttura. Se per struttura si intendono attrezzature, sedi, materiale generico amministrativo, abbiamo costi contenuti. Se invece nella struttura ci inseriamo i costi di personale (poiché l'operatività completa della struttura è data anche dai lavoratori) allora la nostra struttura ha costi molto elevati.

Dipende da dove si vogliono inserire i costi del personale, se nella Mission o nella struttura.

Per comodità li inserisco nella Mission/attività istituzionale, ma certamente deve essere fatta chiarezza per una struttura come la nostra dove il personale qualificato riveste un peso enorme.

Certo, se riuscissimo a incassare 5 volte quanto facciamo sinora, tutte le percentuali si abbasserebbero, ma allora la valutazione scivola sulla capacità di produrre delle entrate…..

Ivan Gardini
Presidente Associazione EpaC Onlus

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