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Un nuovo progetto per la cura delle colangiopatie

Un progetto per lo studio e la cura delle colangiopatie. È ciò su cui ha investito l’AIRCS (l’Associazione italiana per la ricerca sulla colangite sclerosante), un programma che attraverso l’analisi degli organoidi, versioni miniaturizzate di un organo in vitro in 3D (con caratteristiche microanatomiche realistiche), punta a individuare nuove opzioni di trattamento per questo gruppo di patologie.

La ricerca sarà condotta dall’Azienda ospedaliero universitaria pisana e dal CNR (il Consiglio nazionale delle ricerche).

Le colangiopatie sono patologie che colpiscono le vie biliari del fegato. Rappresentano un ampio gruppo di malattie tra cui la colangite biliare primitiva, la colangite sclerosante, l’atresia delle vie biliari e forme tumorali come il colangiocarcinoma.

A causa della loro natura evolutiva e della mancanza di terapie mediche efficaci, sono responsabili di un’elevata mortalità e il trapianto di fegato è, ancora oggi, spesso l’unica possibilità di guarigione.

Le malattie del sistema biliare rappresentano il 70% delle indicazioni per trapianto pediatrico di fegato e fino a un terzo di quello adulto e sono caratterizzate da un alto tasso di recidiva e necessità di ri-trapianto. Un problema rilevante nella ricerca sulle colangiopatie è la mancanza di modelli in vitro umani per studiare i meccanismi alla base della patologia e per convalidare potenziali bersagli terapeutici.

Così i sistemi di coltura di organoidi sono emersi come una nuova tecnologia di frontiera nella ricerca sul fegato e sulle vie biliari. A differenza delle classiche colture cellulari, costituite da un singolo strato di cellule coltivate in vitro, gli organoidi ricreano infatti un modello miniaturizzato e tridimensionale dell’organo oggetto di studio più fedele alla realtà.

Sono quindi una “piattaforma” per valutare la malattia e l’impatto in termini di tossicità di un nuovo farmaco, consentono lo sviluppo di terapie mirate contro i tumori e molte altre patologie croniche, simulando in laboratorio quello che accadrebbe in un organismo vivente, permettendo inoltre di superare la sperimentazione sul modello animale.

L’obiettivo dello studio sarà isolare e utilizzare gli organoidi di colangiociti per applicazioni nell’ambito della medicina rigenerativa, offrendo uno strumento “di precisione” per studiare e riparare il dotto biliare sia prima sia dopo il trapianto, e nella creazione di dotti biliari artificiali funzionanti partendo da biopsie epatiche di pazienti.

Il mondo della ricerca internazionale ha già iniziato a muoversi in tale ambito con risultati promettenti. In particolare, la somministrazione di organoidi colangiocitari durante la perfusione ex-situ del fegato ha dimostrato, come riportato in un recente articolo dei ricercatori di Cambridge pubblicato su Science, di riuscire a riparare i danni delle vie biliari dovute all’ischemia che avviene durante le fasi di prelievo e conservazione di un organo destinato al trapianto.

Fonte: epateam.org


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