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Nuove indicazioni per il farmaco Daclatasvir: AIFA accetta le richieste di EPAC Onlus | intervista Prof. A. Craxì

Nuove indicazioni per il farmaco Daclatasvir: AIFA accetta le richieste di EPAC Onlus


Direttore centro di Gastroenterologia & Epatologia

Di.Bi.M.I.S., Piazza delle Cliniche 2,

90127 Palermo


A fronte di alcune segnalazioni di medici e pazienti, in luglio 2015, la nostra Associazione aveva richiesto alla Commissione Tecnico Scientifica di AIFA (CTS) la calendarizzazione e discussione delle seguenti proposte:


Oggetto: Proposta di inserimento della terapia combinata di Sofosbuvir (SOVALDI®) e Daclatasvir (DAKLINZA®) nell’elenco delle specialità medicinali ai sensi della legge 648/96, per le seguenti indicazioni:


  • Terapia antivirale di associazione DACLATASVIR E SOFOSBUVIR nei pazienti adulti affetti da Epatite C genotipo 2 con fibrosi F3/F4 candidabili alla terapia con SOFOSBUVIR E RIBAVIRINA che siano risultati intolleranti alla RIBAVIRINA o che abbiano un livello di emoglobina inferiore ai limiti normali;

  • Terapia antivirale di associazione DACLATASVIR E SOFOSBUVIR ± RIBAVIRINA nei pazienti adulti affetti da Epatite C genotipo 2 che non hanno risposto alla terapia con SOFOSBUVIR e RIBAVIRINA.

Con seduta del 13 novembre 2015, la CTS emetteva questo parere:


favorevole al trattamento ma non all’inserimento in lista legge 648/96. Mandato Unità Registri per modifica scheda ai fini dell’accesso dei pazienti al trattamento.


Dunque l’ennesima vittoria importante dell’Associazione a favore dei pazienti.


Cerchiamo di illustrare meglio i vantaggi derivanti da questa decisione con il Prof. Antonio Craxì
Direttore centro di Gastroenterologia & Epatologia dell’Università di Palermo.


Prof. Craxì ci può illustrare le ricadute positive di questa recentissima decisione, per medici e pazienti?

La risposta favorevole della Commissione Tecnico Scientifica di AIFA alla richiesta di introdurre il Daclatasvir tra i farmaci utilizzabili nel trattamento dei pazienti con genotipo 2 avrà di certo delle rilevanti ricadute sul piano clinico.  In un momento di grande transizione come quello che stiamo vivendo è stato di fondamentale importanza identificare la necessità di una integrazione farmacologica per questi soggetti per cui gli studi registrativi, che avevano arruolato prevalentemente pazienti naive e non cirrotici, garantivano tassi di risposta superiori al 90%. con la combinazione di sofosbuvir e ribavirina. Tuttavia, analizzando con maggiore attenzione i risultati ottenuti sui pazienti con cirrosi e/o precedente fallimento terapeutico inclusi nello studio Fusion, le percentuali di risposta apparivano sensibilmente ridotte per cui, di fatto, questi soggetti sono stati trattati fino ad oggi con una combinazione terapeutica subottimale nonostante la raccomandazione, proposta dalle principali società scientifiche, di prolungare il trattamento oltre le 12 settimane.  

La combinazione di sofosbuvir (inibitore nucleotidico della polimerasi NS5B) con un potente inibitore del complesso di replicazione NS5A come daclatasvir, è in grado di riportare le percentuali di successo terapeutico a quelle a cui ormai tutti, medici e pazienti, aspiriamo.


AIFA, Unitamente alle nostre richieste, ha approvato anche questa indicazione (proposta dal altri) con le stesse modalità sopradescritte:


“associazione di medicinali sofosbuvir (Sovaldi) e daclatasvir (Daklinza) nell’elenco istituito ai sensi della legge n. 648/96 per il trattamento di pazienti con epatite cronica e cirrosi da HCV genotipo 2 o con epatite cronica da HCV genotipo 3 naive a terapia antivirale, con anemia basale o con intolleranza/effetti collaterali secondari a ribavirina nel corso di precedenti trattamenti “


Cosa significa in concreto?

E’ ormai chiaro a tutti noi che le combinazioni di antivirali diretti disponibili ottengono un incremento dell’efficacia terapeutica grazie all’aggiunta della ribavirina. Nonostante questo, in alcuni pazienti l’uso della ribavirina può essere controverso e in alcuni casi controindicato. La grande totalità di pazienti che stiamo trattando in questi mesi ha già avuto una precedente esperienza terapeutica con interferone e ribavirina e in non pochi casi sono stati registrati effetti collaterali come anemia grave ed effetti collaterali dermatologici che rendono difficile l’inserimento della ribavirina nei nuovi regimi di cura. Inoltre, non sono pochi i pazienti, soprattutto in età avanzata e/o con cirrosi ed ipertensione portale, che già al basale non raggiungono livelli normali di emoglobina e pertanto presentano un’elevata probabilità di anemizzarsi gravemente e di dover ridurre o sospendere la somministrazione della ribavirina a discapito dell’efficacia terapeutica. Da non sottovalutare, inoltre, l’impatto economico e gestionale dei pazienti che necessitano di ospedalizzazione per la gestione delle complicanze del trattamento (ie. emotrasfusioni).

Alla luce di queste considerazioni, fino ad oggi, il trattamento dei pazienti con genotipo 2 con controindicazioni all’uso della ribavirina risultava problematico. Pertanto l’approvazione da parte del SSN del daclatasvir per questa indicazione permetterà di ottenere risultati virologici ottimali mantenendo un elevato profilo di sicurezza anche in questa categoria di pazienti.   


Nella pratica clinica quotidiana, e quindi dalla sua esperienza, quali sono i vantaggi del daclatasvir, qual è il suo utilizzo ottimale nel panorama odierno e quali risultati si stanno ottenendo?

I dati della letteratura relativi all’efficacia e alla sicurezza di Daclatasvir non lasciano dubbi. I risultati degli studi di “real life” ormai disponibili hanno dimostrato che i pazienti con cirrosi da HCV, trattati con Sofosbuvir + Daclatasvir per 24 settimane ottengono tassi di SVR del tutto soddisfacenti e nei pazienti in cui è possibile prevedere l’aggiunta della ribavirina, anche un trattamento di 12 settimane ottiene simili risultati. Come suggerito dai risultati degli studi registrativi, anche i pazienti con genotipo 2 otterranno tassi di risposta ottimali con questa combinazione che diventerà, verosimilmente lo standard di cura almeno per i pazienti con fibrosi avanzata e precedente fallimento terapeutico. In termini di sicurezza la combinazione Sofosbuvir/Daclatasvir è stata testata anche nei pazienti in classe B e C di Child-Pugh e nei pazienti con recidiva di HCV post-trapianto di fegato. Tutti i dati suggeriscono che questo regime terapeutico si è rilevato sicuro e ben tollerato e con un profilo di interazione farmacologica favorevole consentendone l’uso in un ampio spettro di pazienti.


Il progetto è stato realizzato con il contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb

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