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Limitazioni sofosbuvir, citati in giudizio Aifa e ministero

Roma, 6 febbraio – Dopo l’ampio reportage pubblicato la scorsa settimana da la Repubblica, a firma di Michele Bocci, sui “turisti del superfarmaco” che si recano in India per acquistare del tutto legalmente e dietro prescrizione medica il sofosbuvir per la cura dell’epatite C, a prezzi infinitamente inferiori (la spesa per il trattamento, viaggio in India compreso, assomma a 2500 euro circa, contro i circa 80 mila del costo del trattamento in Italia, se acquistato privatamente), la stampa nazionale torna ad occuparsi della questione.

A farlo sono tra gli altri il TGCom 24 di Mediaset e il quotidiano La Verità, ricordando la vicenda legale di un pensionato milanese, Roberto Orazio Maria Del Bo, “colpevole” di aver acquistato on line – sempre con regolare prescrizione e presso una farmacia indiana legalmente autorizzata – un ciclo di terapia a base di sofosbuvir che, però, fu sequestrato alla dogana dell’aeroporto di Roma Ciampino, dando vita a un contenzioso giudiziario, del quale RIFday riferì puntualmente in un articolo dello scorso settembre.

Accusato di importazione illegale di farmaci, il pensionato dette vita a una battaglia legale che, alla fine, lo vide uscire vincitore: il suo ricorso al Tribunale del Riesame fu infatti accolto, con il dissequestro del farmaco, restituito all’acquirente, con il riconoscimento della facoltà di importare in Italia il farmaco l’antivirale, arrivato peraltro in quantità sufficienti giusto per l’esclusivo personale e tali quindi da escludere finalità commerciali.

La novità è che Del Bo sembra non volersi accontentare di quella vittoria: costretto a recarsi in India, mentre era in attesa della pronuncia del Tribunale sull’accusa di importazione illegale di medicinali, per sottoporsi al trattamento con gli stessi farmaci sequestrati al loro arrivo in Italia (sostenendo dunque nuove spese), il pensionato ha infatti deciso di citare in giudizio il ministero della Salute e l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, per aver anteposto interessi economici al diritto costituzionale alla salute.

Al di là dell’esito di questa azione legale, la questione dell’indisponibilità di sofosbuvir per più della metà dei pazienti italiani affetti da epatite C a causa della limitazioni imposte (anche comprensibilmente) dall’Aifa pone problemi sui quali un chiarimento si impone con urgenza, alla luce dello sviluppo del fenomeno dei “turisti del superfarmaco” e dell’acquisto on line di generici del superfarmaco, con le autorità doganali costrette – quando li intercettano – a bloccare i farmaci generici per l’epatite C che arrivano dall’estero. Il primo problema, come da tempo evidenziato da Ivan Gardini, presidente di EpaC Onlus, l’associazione dei pazienti con epatite e malattie del fegato, è il divieto di acquisto di farmaci online con obbligo di prescrizione medica e l’importazione tramite ricetta, anche alla luce del fatto che i farmaci in oggetto sono già registrati in Italia. Visto però che quei farmaci, ancorché registrati nel nostro Paese, sono indisponibili per più della metà dei pazienti con Hcv, che dunque si trovano in mancanza di valida alternativa terapeutica, ovvero in una situazione del tutto inedita e non contemplata dalla legge, sarebbe opportuno un chiarimento urgente al riguardo da parte dell’Aifa.

EpaC onlus, alla luce dei fenomeni in atto (la corsa all’acquisto su siti esteri dei nuovi super-medicinali ad alto costo e il turismo del sofosbuvir in India) originati dalla limitazioni di accesso ai nuovi farmaci per l’epatite C, ritiene che la soluzione possa essere solo una: rimuovere quelle limitazioni. “Le condizioni per garantire un accesso ai trattamenti a base di sosfosbuvir che sia programmato ma senza limitazioni ora esistono” ha affermato in proposito Gardini. “Serve solo la volontà politica”.

Fonte: rifday.it

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