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L'analisi Oms - L'epidemia sommersa. Troppe diagnosi tardive di epatite B e C in Europa

Fino all’85% delle infezioni di epatite B e all’89% dei casi di epatite C non vengono diagnosticati

Un’epidemia nascosta: i casi spesso non vengono segnalati e le diagnosi arrivano troppo tardi.  E così la sfida diventa più difficile. Frenare la diffusione dell’epatite B e C è uno dei principali obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che entro il 2030 vorrebbe ridurre del 90 per cento il numero annuale di nuove infezioni e del 65 per cento le morti provocate da un’epatite virale. 

Ma la strada è ancora in salita. In Europa, secondo i dato dell’Ecdc, dal 45 all’85 per cento delle infezioni di epatite B e dal 20 all’89 per cento di casi di epatite C non vengono diagnosticati per anni. 

A questa silenziosa minaccia alla salute dei cittadini europei è dedicato un articolo sull’ultimo numero del Bulletin of the World Health Organization. «L’Europa è una  delle regioni impegnate a combattere le epidemie di epatite virale, ma l’esatta dimensione del problema rimane sconosciuta, in parte a causa della natura asintomatica dell’infezione», si legge sull’articolo.

Con una diagnosi precoce e una terapia adeguata si potrebbero evitare i danni al fegato provocati dalle infezioni, cirrosi e cancro, e allo stesso tempo il contagio ad altre persone.
Per prevenire le infezioni molti Paesi europei hanno introdotto la vaccinazione per l’epatite B nei piani vaccinali nazionali riuscendo così a contenere la prevalenza sotto la soglia dell’1 per cento. 

«Il declino dell’epatite B è maggiore nei Paesi con un’elevata copertura vaccinale, ovvero, uguale o superiore al 95 per cento - ha dichiarato all’autore dell’articolo Erika Duffell, epidemiologa dell’Ecdc».

A differenza dell’epatite B, l’epatite C non può essere prevenuta con la vaccinazione. Il contagio avviene per lo più attraverso il contatto con sangue infetto. Per questo a rischiare di più sono le persone che fanno uso di siringhe per l’assunzione di droghe. 
Secondo l’Ecd le droghe iniettive sono responsabili del 77,6 per cento della trasmissione di epatite C. In 11 Paesi europei sui 16 che hanno raccolto i dati la prevalenza di epatite C in questi gruppi è del 40 per cento. 

Le strategie di riduzione del danno, come la distribuzione di siringhe sterili o le terapie sostitutive con oppioidi, sono ancora guardate con sospetto da molti governi europei. 
E solamente pochi Paesi, denuncia l’articolo della rivista dell’Oms, offrono servizi sanitari integrati a pazienti con una coinfezione di Hiv ed epatite C. Insomma in generale l’Europa è ancora lontana dall’obiettivo dell’eradicazione dell’epatite B e C fissato dall’Oms per il 2030. Pochi screening e pochi pazienti trattati. 

L’Italia però si sta dando da fare. Nel 2015 ha adottato il Piano Nazionale per la Prevenzione delle epatiti virali B e C che prevedeva test gratuiti e nel 2017 ha esteso a tutti i pazienti affetti dal virus Hcv l’accesso alle cure fino a poco prima riservato solo ai casi più gravi. La prevalenza dell’epatite B nel nostro Paese è bassa, pari allo 0,7 per cento. Dal 2009, secondo i dati del sistema  Seieva (Sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta) i casi di epatite B sono stati stabili intorno a 1 caso per 100.000 abitanti. Il drastico decremento è avvenuto a partire dal 1991 in seguito all’introduzione della vaccinazione universale obbligatoria per tutti i nuovi nati e per i dodicenni. I casi di epatite C acuta segnalati nel 2017 sono dimezzati rispetto a quelli del 2009, passando da 227 a 53.

Secondo un recente studio dell’Iss l’Italia potrebbe  raggiungere nel 2022 la diminuzione del 65 per cento delle morti correlate all’infezione, obiettivo fissato dall’OMS entro il 2030.

«Mentre alcune regioni dell’Eu/See hanno già raggiunto notevoli progressi nell’attuazione di misure di prevenzione primaria e secondaria - afferma Duffell -  solo alcuni Paesi hanno sviluppato programmi di monitoraggio. Se i Paesi non hanno solide informazioni sui dati epidemiologici, non possono conoscere la vera portata delle epidemie virali dell'epatite e non saranno in grado di fare progressi verso l’obiettivo della eradicazione».


Fonte: healthdesk.it


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