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Epatite C: perché la maggior parte dei bambini nati da madri infette sono sani?

Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi epocali nel contrasto dell'infezione: grazie alla nuova generazione di farmaci disponibili l'epatite C può finalmente essere curata e possono essere evitate le conseguenze più gravi

Il 95 per cento dei bambini nati da madri con epatite C non ha l’infezione. Succede probabilmente perché il sistema immunitario riesce distruggere il virus prima della nascita. Scoprire come si formano le difese contro il virus nell’utero potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuovi trattamenti.

È quanto suggerisce un nuovo studio del Karolinska Institutet svedese pubblicato sulla rivista Gut: a differenza di altre infezioni che si trasmettono per via ematica, come l’Hiv e l’epatite B, per l’epatite C il rischio di contagio dalla madre al figlio durante la gravidanza è molto basso. 

I ricercatori hanno reclutato per lo studio 55 donne in gravidanza, 40 delle quali avevano un’infezione di epatite C in corso mentre le altre avevano anticorpi nel sangue indicativi di un’infezione precedente. Ebbene, solamente tre bambini nati da madri con l’infezione attiva avevano contratto il virus.

Tutti i neonati sono stati monitorati per 18 mesi attraverso analisi del sangue periodiche e i risultati degli esami sono stati confrontati con quelli di altri 18 bambini che avevano contratto l’epatite C alla nascita. 

Dall’analisi sono emerse alcune somiglianze nel sistema immunitario tra i due gruppi di neonati, quelli infettati alla nascita e quelli esposti al virus ma non contagiati. In entrambi i casi sono stati osservati dei cambiamenti nell’attività dei linfociti B, le cellule incaricate di produrre anticorpi in grado di individuare agenti patogeni esterni, come virus, batteri e parassiti. 

«Il sistema immunitario dei bambini sani mostra cambiamenti simili a quello dei bambini con infezione da epatite C. Il che potrebbe suggerire che le cellule immunitarie hanno incontrato il virus nell'utero e sono riuscite a eliminarlo prima della nascita», ha dichiarato Niklas Björkström, medico e ricercatore presso il Karolinska Institutet. 

Tra le ipotesi avanzate dai ricercatori c’è quindi la possibilità che la maggior parte dei bambini esposti al virus impari a “gestire il nemico” prima della nascita e che gli sforzi di questa attività siano visibili nelle modifiche ai linfociti B.

Gli scienziati propongono di analizzare le nuove informazioni contenute in queste cellule immunitarie e di trarne ispirazione per lo sviluppo di nuovi trattamenti capaci di intervenire anche prima che l’infezione emerga.  

C'è da dire, tuttavia, che negli ultimi anni siano stati compiuti progressi epocali nel contrasto dell'infezione: grazie alla nuova generazione di farmaci disponibili l'epatite C può finalmente essere curata e possono essere evitate le conseguenze più gravi come cirrosi e tumore del fegato. Nonostante ciò, si stima che nel mondo circa 70 milioni di persone convivano con l'infezione. 

Fonte: healthdesk.it

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