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Epatite C, l’Ulss Dolomiti punta al trattamento precoce

L'azienda sanitaria ha aderito al progetto regionale “Recall”, che ha lo scopo di tracciare, attraverso i dati delle Microbiologie e dei Laboratori analisi, i pazienti con probabile diagnosi di epatite C, non ancora avviati al trattamento per la loro presa in carico.

Epatite C, anche a Belluno sono stati introdotti i nuovi farmaci antivirali ad azione diretta. L’infezione cronica da virus dell’epatite C (Hcv) ha rappresentato negli ultimi 40-50 anni la principale causa di malattia cronica del fegato, di cirrosi con le sue gravi complicanze, di epatocarcinoma e di morbilità e mortalità epatiche in tutti i paesi occidentali, compresa l’Italia. La cura dell’epatite C è stata rivoluzionata negli ultimi anni con l’introduzione dei nuovi farmaci antivirali (Daa), disponibili in Italia dal 2014, di altissima efficacia nell’eradicazione del virus (oltre il 95% dei pazienti trattati) e di elevata tollerabilità. L’utilizzo clinico è stato inizialmente limitato ai pazienti con patologie epatiche ed extraepatiche Hcv correlate più gravi e progressive. Nella nostra Regione dal 2014 all’inizio del 2017 sono stati trattati circa 5.000 pazienti con ottimi tassi di efficacia. Dal 2017 ad oggi sono stati trattati altri 9.000 pazienti circa per un totale di circa 14.000 pazienti trattati in Veneto.

Dal 2017 l’Agenzia Italiana del Farmaco esteso l’indicazione al trattamento a tutte le persone con l’infezione da virus C indipendentemente dallo stadio di malattia. Nel Veneto, stime effettuate a fine 2017, indicano la presenza di 25.000-30.000 portatori di Hcv, di cui 17.500-21.000 candidabili al trattamento, di cui almeno 15.000 non ancora noti. Questo perché la caratteristica clinica peculiare dell’epatite C è la spiccata tendenza ad un decorso cronico asintomatico prolungato nel tempo, con comparsa di sintomi solo nelle fasi più avanzate di malattia. Ciò comporta che in molti soggetti l’infezione non sia ancora stata identificata.

«Diventa quindi importante identificare e raggiungere non solo i pazienti con diagnosi già nota ma arrivare a diagnosi del “sommerso” cioè dei pazienti non ancora diagnosticati per poter offrire loro il trattamento», spiega la dottoressa Manuela De Bona, responsabile dell’Unità operativa Epatologia di Feltre.

La Regione Veneto ha deliberato un programma di eliminazione dell’Epatite C e ne ha affidato la pianificazione ad una “Cabina di regia” per identificare e strutturare una serie di azioni, ritenute le più efficaci per l’eliminazione dell’infezione HCV, in sintonia con quanto auspicato anche dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Ulss 1 Dolomiti ha aderito al progetto regionale “Recall”, che ha lo scopo di tracciare, attraverso i dati delle Microbiologie e dei Laboratori analisi, i pazienti con probabile diagnosi di epatite C, non ancora avviati al trattamento per la loro presa in carico. A questo fine ha istituito il gruppo di lavoro aziendale composto da: Giovanni Maria Pittoni, direttore sanitario; Eliana Modolo, dirigente medico Laboratorio analisi; Valter Vincenzi, dirigente medico Medicina generale; Manuela De Bona, dirigente medico Gastroenterologia; Claudio Bianchin, dirigente medico Medicina legale.

Nelle prossime settimane l’Azienda offrirà a tutti i pazienti con probabile diagnosi di epatite C la possibilità di una valutazione ambulatoriale allo scopo di avviarli al trattamento dell’infezione. Si tratta di un’importante opportunità perché il trattamento precoce dell’infezione da Hcv riduce il rischio di progressione della malattia epatica e delle complicanze ad essa correlate.
«In Ulss Dolomiti, i pazienti trattati con i Daa ad oggi sono circa 600 e si calcola esistano ancora circa 400 soggetti da individuare e trattare», spiega il dottor Valter Vincenzi dell’ambulatorio multidisciplinare di epatologia.

Fonte: amicodelpopolo.it

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