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Epatite C, in arrivo un'indagine conoscitiva. Il punto su costi e nuove terapie

Presto in Parlamento un'indagine conoscitiva sull'epatite C. O almeno è la speranza della deputata di Leu Michela Rostan, che in una richiesta indirizzata alla presidente della commissione Affari sociali della Camera, Marialucia Lorefice (M5s), sollecita un'azione su quella che è diventata una battaglia globale contro il virus dell'HCV. Nella lettera si fa riferimento all'Organizzazione mondiale della sanità, da anni è impegnata su questo fronte, e al fatto che la patologia in questione sia sul punto di essere sconfitta, come dimostrano le svariate evidenze scientifiche. Innanzitutto "per gli incredibili passi in avanti compiuti dalla ricerca", che ha consegnato nuove terapie che consentono di guarire completamente. E poi perché il virus ha la strada sbarrata nel mondo animale, non essendoci riserve tra le specie. Per queste ragioni l'Oms ha dichiarato che entro il 2030 l'epatite C dovrebbe essere debellata, obiettivo confermato anche dalla comunità scientifica e dai dati epidemiologici.

La Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), da quanto riporta Rostan, ritiene che si debba solo mettere in campo un ultimo sforzo e secondo un recentissimo rapporto del Centro di studi economici e internazionali (Ceis) dell'Università Tor Vergata, i pazienti ancora da curare sarebbero tra i 230mila e i 300mila, ripartiti in questo modo: 160-170mila diagnosticati non tratta e 70-130mila con diagnosi non nota (c.d. sommerso). Se si ipotizzano 70-80mila pazienti l'anno, l'estirpazione del virus si potrebbe avere nell'arco di tre o quattro anni. Quando si parla di eliminazione dell'epatite C, non si tratta di qualcosa di rilevante solo socialmente, ma anche economicamente e finanziariamente.

Recenti studi hanno evidenziato che il trattamento di 80mila pazienti l'anno comporterebbe un investimento di 1,5 miliardi di euro in tre anni (in farmaci anti HCV) e risparmi diretti per il SSN pari a 1,9 miliardi di euro, in termini di complicanze evitate (cirrosi, epatocarcinomi, trapianti di fegato). A questi vanno aggiunti i risparmi indiretti (minori costi per la collettività), nella misura di ulteriori 3 miliardi di euro. Questo vuol dire che un investimento di circa un 1,5 miliardi euro nella battaglia all'epatite C si tradurrebbe in un minore aggravio, per il quadro di finanza pubblica, per circa 4,9 miliardi. Rostan ha segnalato che nel nostro Paese ci sono profili di contraddittorietà sul tema, ma contestualmente che si sta preparando un cambiamento epocale, grazie al contributo del mondo scientifico, Istituzioni, pazienti e imprese.

Ne abbiamo parlato con Pierpaolo Sileri, presidente della commissione Sanità del Senato: «Oggi abbiamo a disposizione farmaci per combattere l'epatite C così efficaci da assicurare nella quasi totalità dei casi l'eradicazione dell'infezione». Tuttavia, spiega il Senatore 5 stelle, «è necessario individuare quei pazienti infetti ancora non consapevoli di esserlo, e quelle popolazioni nelle quali si trova a circolare maggiormente mantenendo la diffusione dell'infezione». Investire nell'individuare i pazienti positivi al virus e trattarli «rappresenta la strada che porta all'eliminazione più vasta possibile del virus». Pur con qualche controversia, le stime del sommerso raggiungono cifre importanti, comprese tra le 100mila e le 240mila persone, «sono quindi necessari screening e trattamento». Eradicazione significa risparmio in trattamenti per infezione cronica da HCV e quindi di pazienti complessi, gravi. Quantificando, «la proiezione è per 76milioni di costo della terapia un risparmio in termini di sanità pari a va 240 milioni», conclude il Presidente.

A proposito dell'obiettivo eliminazione - spiega Rostan nella sua richiesta - determinante è stata la legge 11 dicembre 2016 n. 232 (legge di bilancio 2017), ed in particolare l'articolo 1 comma 400 che ha istituito il Fondo per il concorso al rimborso alle regioni per l'acquisto dei medicinali innovativi, con una dotazione di 500 milioni di euro annui. Ma serve un ulteriore intervento del Parlamento per appianare alcune criticità. Il Fondo farmaci innovativi ha infatti una copertura economica triennale e dunque il 2019 è l'ultimo anno di operatività dello stesso. Sulle modalità di funzionamento era successivamente intervenuta un'altra legge che però ha creato incertezza, anche normativa, legata alle modalità di rimborso delle spese sostenute dalle Regioni per l'acquisto dei farmaci anti-HCV. Alla fine, questo secondo intervento ha penalizzato i pazienti, avendo generato un numero minore di trattamenti. Sulla base di tutte le considerazioni esposte, Rostan chiede appunto l'avvio di un'indagine conoscitiva sulle politiche di prevenzione ed eliminazione della patologia anche al fine di valutare, tra le altre cose, la disomogeneità nella distribuzione territoriale dei trattamenti e l'efficacia delle leggi oggi in vigore.

Maria Elena Capitanio
Fonte: doctor33.it

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