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COVID-19, pubblicato documento su malattia infiammatoria intestinale. Come gestire la pratica clinica

I pazienti con malattia infiammatoria intestinale (IBD) che sviluppano COVID-19 dovrebbero interrompere l'assunzione di tiopurine, metotrexato, tofacitinib e terapie biologiche durante la malattia virale, secondo un aggiornamento della pratica clinica firmato dagli esperti dell'American Gastroenterological Association (AGA) e pubblicato su Gastroenterology.

«I pazienti con IBD sono preoccupati per il rischio di infezione da COVID-19 e per la gestione delle loro terapie mediche, e questo documento fa il punto sulle conoscenze attualmente disponibili» afferma il coautore David Rubin, del Centro malattie infiammatorie intestinali dell'Università di Chicago.

«I farmaci, biologici compresi, che vengono sospesi durante l'infezione da COVID-19 possono essere ripresi una volta risolti i sintomi o quando i risultati dei test virali di follow-up sono negativi oppure se la sierologia mostra che il paziente è nella fase di convalescenza» affermano gli esperti. «Poiché le terapie di mantenimento mantengono in remissione l'IBD, i pazienti con la malattia sono preoccupati di dover interrompere i loro trattamenti se si infettano con il COVID-19.

Ma nella maggior parte dei casi la malattia virale dura alcune settimane, dopo di che la cura può essere ripresa in modo del tutto sicuro» spiega l'autore, ricordando che i gastroenterologi dell'Università di Wuhan avevano adottato una serie di misure protettive dal contagio COVID-19 per i soggetti con IBD quasi 3 settimane prima del lockdown della città, e che nessuno dei 318 pazienti si era ammalato di COVID alla fine di febbraio.

Secondo gli esperti le persone con IBD dovrebbero osservare un rigoroso distanziamento sociale, lavorare da casa, praticare un'attenta igiene delle mani e stare lontani da individui infetti. «Stiamo imparando ogni giorno di più sull'infezione da COVID-19, e la comunità scientifica di esperti di IBD e di operatori sanitari lavora insieme per proteggere i pazienti» conclude Rubin.

Fonte: doctor33.it

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