Portale Epatite e malattie del fegato
Sito Epatite C
Sito Epatite B
Sito Steatosi
Sito Cirrosi
Sito Tumori
Sito Trapianti
Nuovi Farmaci
Malattie autoimmuni

Carcinoma epatocellulare non resecabile, l'aggiunta della radioterapia a sorafenib prolunga la sopravvivenza

In pazienti affetti da carcinoma epatocellulare non resecabile, l’aggiunta della radioterapia stereotassica prima del trattamento con l'inibitore delle tirosin chinasi (TKI) sorafenib migliora in modo significativo la sopravvivenza rispetto al solo sorafenib a fronte di una buona tollerabilità.



Lo dimostrano i risultati dello studio di fase 3 NRG Oncology/RTOG 1112 presentati recentemente al congresso annuale dell’American Society for Radiation Oncology (ASTRO), svoltosi a San Antonio.

Infatti, nei pazienti del braccio della radioterapia più sorafenib si è osservata una sopravvivenza globale (OS) mediana di 15,8 mesi rispetto a 12,3 mesi nei pazienti trattati con solo sorafenib (HR 0,77; IC al 95% 0,59-1,01, one-sided p=0.0554).

Inoltre, i ricercatori hanno osservato benefici anche nei pazienti che presentano invasione microvascolare, che tradizionalmente sono i più difficili da trattare.

Secondo Laura A. Dawson, della Toronto University, che ha presentato i risultati al congresso, il carcinoma epatocellulare si potrebbe considerare un tumore ‘trascurato’. La ricercatrice ha dichiarato: «È una delle principali cause di morte per cancro a livello mondiale e la sua incidenza è in aumento nel Nord America».

Attualmente, lo standard di cura per i pazienti con epatocarcinoma non resecabile è rappresentato dalla terapia sistemica o dalle terapie invasive, ha sottolineato la sperimentatrice.

Sebbene la radioterapia nella gestione del carcinoma epatocellulare è stata studiata ormai da decenni, i risultati non sono concordanti e mancano dati che dimostrino un aumento della sopravvivenza.

Lo studio NRG Oncology/RTOG 1112 ha valutato il ruolo della procedura radioterapica denominata stereotactic body radiation therapy nel trattamento del carcinoma epatocellulare e l’effetto della combinazione con la terapia sistemica sugli outcome dei pazienti.



Studio NRG Oncology/RTOG 1112

Lo studio NRG Oncology/RTOG 1112 (NCT01730937) è un trial multicentrico randomizzato che ha arruolato 193 pazienti di età mediana di 66 anni (range: 27-84) con epatocarcinoma avanzato di nuova diagnosi o recidivato. I pazienti per essere inseriti nello studio non dovevano essere eleggibili alla resezione chirurgica o ad altre terapie per ragioni cliniche o perché ricaduti dopo il trattamento con la terapia standard.

I partecipanti, arruolati tra aprile 2013 e marzo 2021, sono stati assegnati secondo un rapporto 1:1 al trattamento con sorafenib 400 mg due volte al giorno (92) oppure al trattamento con radioterapia più sorafenib 200 mg due volte al giorno, aumentato a 400 mg due volte dopo 28 giorni, se necessario (85).

I pazienti del braccio della radioterapia hanno ricevuto da 27,5 Gy a 50 Gy in cinque frazioni nell'arco di 5-10 giorni, e le dosi totali sono state adattate alle condizioni cliniche del paziente.

Tra i pazienti arruolati, il 41% era affetto da epatite C e il 19% era affetto da epatite B o da epatite B e C concomitanti.

L’OS era l’endpoint primario dello studio mentre la sopravvivenza libera da progressione (PFS), il tempo alla progressione della malattia (TTP) e la sicurezza erano gli endpoint secondari.

L’analisi finale ha incluso 177 pazienti e al momento del cut-off dei dati (1 luglio 2022), il follow-up mediano era di 13,2 mesi.

Dopo aver osservato il miglioramento dell’OS, gli sperimentatori hanno eseguito un aggiustamento dei dati per i parametri clinici dei pazienti, riscontrando un ulteriore miglioramento della significatività della OS (HR=0.72, IC al 95% 0.52-0.99, 2-sided p=0.042) nei pazienti trattati con radioterapia più sorafenib.

I pazienti che sono stati trattati con la radioterapia hanno fatto registrare un miglioramento anche della PFS (mediana 9,2 mesi contro 5,5 mesi; HR 0,55; IC al 95% 0,4-0,75) e nel TTP (mediana 18,5 mesi contro 9,5 mesi; HR 0,69; 95% CI, 0,48-0,99).



Buona tollerabilità

Nei due bracci sono stati osservati tassi simili di eventi avversi. Infatti, nel braccio con il solo sorafenib gli eventi avversi di grado 3 o superiore correlati al trattamento sono stati il 42% rispetto al 47% nel braccio con sorafenib più radio. Inoltre, nel braccio della monoterapia con sorafenib si è verificato un decesso correlato al trattamento.



Le conclusioni degli sperimentatori

I risultati dello studio hanno dimostrato che la radioterapia stereotassica prima del trattamento con sorafenib migliora gli outcome principali dei pazienti con epatocarcinoma avanzato rispetto al solo sorafenib a fronte di un profilo di tossicità accettabile.

«Questo studio si aggiunge ai dati in continuo aggiornamento sui benefici prodotti dalle radiazioni nei pazienti con carcinoma epatocellulare», ha dichiarato Dawson. «La radioterapia stereotassica dovrebbe essere aggiunta all’armamentario delle opzioni terapeutiche standard per i pazienti con carcinoma epatocellulare, visti anche i maggiori benefici riscontrati nei pazienti con infiltrazione vascolare, che risultano essere particolarmente difficili da trattare».



Il commento degli esperti

Joshua E. Meyer
, del Fox Chase Cancer Center di Philadelphia commentando i risultati dello studio ha dichiarato: «Lo studio RTOG/NRG Oncology 1112 è davvero una pietra miliare. Fornisce prove randomizzate di livello 1 che l'aggiunta della radioterapia stereotassica alla terapia sistemica è efficace nel controllare il carcinoma epatocellulare. Si tratta di un risultato superiore alla migliore terapia per l'epatocarcinoma disponibile al momento della progettazione dello studio, ovvero il sorafenib. Abbiamo la fortuna di avere a disposizione altre terapie sistemiche che possono essere più efficaci o meno tossiche di sorafenib, ma questo studio dimostra che l'aggiunta della radioterapia stereotassica a quella che era la chemioterapia più avanzata offre benefici ai pazienti, perfino ad alcuni con malattia metastatica».

Meyer ha poi continuato: «Un secondo dato fondamentale è che non si è registrato un aumento significativo della tossicità da radiazioni, senza alcuna differenza statistica nel tasso di eventi avversi di grado 3 o superiore. Questi dati randomizzati sono estremamente importanti per il trattamento di questi pazienti, che talvolta faticano a tollerare la terapia a causa delle loro condizioni cliniche».



Karyn A. Goodman, del Icahn School of Medicine del Mount SinaiTisch Cancer Institute di New York, ha dichiarato: «Questo è uno degli studi più importanti degli ultimi anni in termini di risultati che cambiano la pratica. L'aggiunta della radioterapia stereotassica ha dimostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza globale dei pazienti con carcinoma epatocellulare ad alto rischio, in particolare quelli che presentano l’infiltrazione della vena porta o di altri vasi».

«Se a questo si aggiunge il significativo miglioramento della PFS osservato tra i pazienti sottoposti a radioterapia, credo che siamo a un punto in cui possiamo definirlo un nuovo standard di cura per questi pazienti difficili da trattare» ha concluso l’esperta.

Fonte: pharmastar.it


Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!

Quando invii il modulo, controlla la tua casella di posta elettronica per confermare l’iscrizione