cnl_1

Epatite C, acquistò in India il superfarmaco: "Ora il ministero mi rimborsi le spese"

06/02/2017
Un malato chiede 40mila euro. E l'Aifa contratta con le case farmaceutiche un taglio dei prezzi

Un atto di citazione in giudizio per chiedere all’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, e al ministero della Salute, il risarcimento delle spese sostenute per acquistare in India il farmaco anti epatite C. Dopo aver visto riconosciuto il suo diritto a comprare uno dei farmaci super costosi all’estero, Roberto Del Bo, paziente di Milano, passa al contrattacco. Con il suo avvocato Daria Pesce ha presentato una richiesta per il risarcimento dei danni materiali, cioè delle spese sostenute, ma anche di quelli morali. La cifra è di 40 mila euro, il giudice deve ancora fissare la data dell’udienza.

Proprio in questo periodo l’Aifa sta trattando i nuovi prezzi dei costosissimi farmaci anti epatite C, prodotti principalmente da Gilead ma anche da Abbvie e da altre industrie che sono entrate o stanno entrando sul mercato. Il primo accordo di due anni fa, che fu secretato, ha fatto sì che i medicinali venissero acquistati per un prezzo medio di 15mila euro a paziente. Comunque troppi per curare gli oltre 300mila malati (secondo le stime più prudenziali) che vivono in Italia. E infatti fino ad ora sono 65mila quelli che hanno ricevuto gratuitamente la cura che fa scomparire il virus dell’epatite C. Comprarsi privatamente il farmaco è improponibile, visto che costa circa 80 mila euro a trattamento e comunque è praticamente irreperibile, visto che non c’è domanda.

E così c’è chi affronta viaggi in India per acquistarlo a prezzi più contenuti o addirittura tenta di farselo spedire dopo averlo ordinato attraverso internet. Questa strada è, o meglio era prima della vicenda di Roberto Del Bo, al limite. La legge infatti vieta di importare da altri paesi farmaci che già sono autorizzati in Italia. Il malato milanese ci ha provato e il suo medicinale è stato bloccato alla dogana di Fiumicino dalla procura romana. Il suo avvocato Daria Pesce ha presentato un ricorso al Tribunale del Riesame, che il 2 settembre dell’anno scorso ha finalmente sbloccato le scatole di medicinale. Mentre aspettava la decisione, Roberto Del Bo è andato comunque di persona in India, per essere sicuro di avere il medicinale visto che temeva di perdere il ricorso. Così dopo lo sblocco si è trovato con due terapie e ha deciso che se con la prima terapia, già iniziata, sarà guarito, l’altra la regalerà ad un altro malato. Il suo legale nell’atto di citazione per Aifa e ministero chiede che l’Agenzia cambi la classificazione del farmaco e lo renda disponibile a un maggior numero di persone.

La vicenda del dissequestro ha già rappresentato un precedente importante, se venisse anche riconosciuto da un giudice il risarcimento del danno a chi si è in qualche modo procurato i medicinali all’estero, molti altri tra tutti coloro che in questi mesi hanno fatto la stessa cosa potrebbero seguire una strada identica, quella della causa civile verso i responsabili delle politiche farmaceutiche e sanitarie in Italia.

Fonte: repubblica.it

Vuoi ricevere aggiornamenti su questo argomento? Iscriviti alla Newsletter!