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Epatiti virali, + 60% dei decessi in due decenni nonostante vaccini e nuovi farmaci

08/07/2016
Aids, malaria, tubercolosi continuano a uccidere milioni di persone nel mondo ma tra i maggiori killer si stanno sempre più imponendo le epatiti virali: lo denuncia una ricerca pubblicata su Lancet che attinge ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Le epatiti virali (A, B, C, D, E) sono state responsabili di 1,45 milioni di morti nel 2013, una cifra simile ai decessi dovuti a tubercolosi (1,5 milioni nel 2014) e a quelli collegabili all'infezione da Hiv (1,2 milioni, sempre del 2014).

«I numeri globali sono enormi - conferma Antonio Gasbarrini, professore ordinario di Gastroenterologia all'Università Cattolica di Roma - perché l'epatite non uccide soltanto per malattia acuta, ma sono moltissimi coloro che muoiono per le conseguenze a lungo termine, che sono soprattutto la cirrosi e l'epatocarcinoma. E il vero killer è l'epatite B, in cui spesso si sviluppa epatocarcinoma anche senza transitare dalla cirrosi epatica». Preoccupa inoltre la tendenza che si è manifestata nel corso degli ultimi tempi: i ricercatori britannici dell'Imperial College London e quelli americani della University of Washington hanno esaminato i dati di 183 paesi e la loro evoluzione tra il 1990 e il 2013, scoprendo che l'incremento dei morti per epatite è stato del 60%, mentre nel frattempo sono fortunatamente diminuiti i decessi per tubercolosi e per patologie correlate all'Aids. Tuttavia la medicina dispone di molte armi, alcune molto recenti, il che impone riflessioni attente da parte delle autorità politiche e sanitarie.

«Nonostante esistano trattamenti efficaci e vaccini per contrastare le epatiti virali, gli investimenti sono stati finora insufficienti, specie se paragonati a quelli messi in campo contro la malaria, l'Hiv/Aids e la tubercolosi. - dichiara Graham Cooke, dell'Imperial College London - Abbiamo vaccini per trattare le epatiti A e B e nuovi trattamenti estremamente efficaci per l'epatite C, che tuttavia hanno prezzi attualmente insostenibili per qualsiasi nazione, ricca o povera che sia». L'Oms esprime tuttavia un certo ottimismo e prevede una riduzione del 10% della mortalità già entro il 2020.

Fonte: doctor33.it

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