La prevalenza di cirrosi (cioè la proporzione di individui di una popolazione che, in un dato momento, presentano la malattia) è stata stimata intorno allo 0,15% negli Stati Uniti, con dati sostanzialmente simili anche in Europa, con numeri ancora più alti nella maggior parte dei paesi africani e asiatici (dove l'epatite virale cronica B o C sono comuni).
La mortalità per cirrosi in Italia ha avuto un forte incremento tra il 1960 e la seconda metà degli anni ’70, per poi mostrare una tendenza alla riduzione; questa tendenza ha determinato un tasso di mortalità annuo da 14,8 per 100.000/abitanti nel 1961, a circa 40 alla fine degli anni ’70 ed infine inferiore a 20 nel 1998.
La mortalità si è dunque dimezzata negli ultimi 30 anni come conseguenza in particolare della riduzione del numero di nuovi infetti con HBV e HCV nel corso del tempo (il picco di nuove infezioni avvenne circa 40-60 anni fa, attraverso l’uso di materiale sanitario non adeguatamente sterilizzato o con le emotrasfusioni di sangue contaminato).
Tuttavia la cirrosi epatica resta ancora ampiamente diffusa e tutt’ora nel mondo occidentale rappresenta la quinta causa di morte.
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